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Mosca, il Re della Piazza

Mosca "Re della piazza"
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Amedeo Mosca, ascolano, classe 1890, sin da ragazzo ebbe una grande passione per la bicicletta, cimentandosi intrepidamente in corse con i veri “assi” che fecero la storia del ciclismo ascolano di allora: Renato Stringhini, Dino Tantarelli, Renato Renzini, Achille Egidi, Ulderico Paoletti, Giovanni Poli, i fratelli Balena e tanti altri. Pensò pure di prendere parte, da indipendente, al Giro di Francia ma venne a mancare il sostegno dello “sponsor” ed il sogno si concluse con una amara delusione.

Sconsolato, “appese – la bicicletta al chiodo” per dedicarsi completamente alla sua professione di fornaio, sin quando si mise in commercio come venditore ambulante, diventano ben presto popolarissimo in tutte le piazze della nostra zona per la sua faccia simpatica, i modi scherzosi, la sciolta parlantina, il bizzarro abbigliamento con il quale si presentava al pubblico.

Vendeva merci di ogni genere, così come gli capitava di acquistare in stoccaggi, svuotamenti di magazzini e liquidazioni fallimentari. Una volta smaltì in pochissimi giorni una partita di ben diecimila ombrelli. E si era in estate! Ma la sua specialità erano i casalinghi: piatti, bicchieri, tazze, pentole, brocche, catini, … pitali“col manico a destra o a sinistra”, come lui diceva.

Ad Ascoli “spandeva” in Piazza del Popolo nei giorni di mercato e attorno a lui si assiepava una moltitudine di popolani e contadini per assistere alle sue “performance” di abilissimo giocoliere nel lanciare in aria un gran numero di piatti od altri oggetti fragili, per poi riprenderli al volo senza che se ne rompesse neppure uno ed anche per ascoltare le sue proverbiali battute. Per questo gli avevano conferito il titolo di “Re della Piazza”.

Una volta una donna gli riportò un paio di scarpe di pezza che si erano rotte subito dopo averle comprate. Lui le chiese che cosa ci avesse fatto e la donna gli rispose: “Oh bella, cë so cammënatë!” e lui di rimbecco: “Pë forza chë të s’è rottë! Chessë è marca “Aeroplano” e cë së vola, nën cë së cammina!”.

 Tratto da “Cose di un tempo che fu” di Giuseppe Marinelli

 Amedeo Mosca

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