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Piazza S. Agostino, Santa Caterina da Siena

S. Caterina da Siena
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S. Caterina da Siena era una modesta chiesa che si trovava in Piazza S. Agostino e che, nel 1925, fu demolita per dare una più decorosa sistemazione alla piazza stessa. Al suo posto fu costruito il riattacco laterale al Palazzo Salvati, al quale essa era addossata.

Era stata costruita nel 1646 per ospitare la preziosa immagine della Madonna col Bambino, di arte bizantina, che il papa Niccolò IV donò alla sua città natale insieme al famoso Piviale.

Ma la tavola giunta a noi non è quella originaria, infatti, essa andò distrutta, forse per un incendio, circa due secoli dopo la donazione. Fu fatta eseguire una nuova tavola, probabilmente a sua imitazione, da Pietro Alamanni. Ma anche questa si ridusse in cenere in un altro incendio sviluppatosi nella Cattedrale l’8 settembre 1853. Sicché il Vescovo Zeli, per porre rimedio ad una così grave perdita, acquistò una pregevole tavola del 1500, che si trovava nella chiesa di S. Maria Inter Vineas, e ne fece dono alla Cattedrale.

Nel sec. XVI, crescendo la devozione popolare, la sacra effigie cominciò a essere venerata anche nelle altre chiese parrocchiali, nelle quali era portata, con solenne processione, il giorno di mercoledì durante i mesi di aprile e maggio. Da questo suo peregrinare da una chiesa all’altra, a questa Madonna venne dato anche l’appellativo “del Giro”.

Con la demolizione della chiesa di S. Caterina, la “Madonna del Giro” venne trasportata a S. Maria della Carità (“La Scopa”) e qui rimase sino a quando, nel 1958, il vescovo Morgante la trasferì nella Cattedrale, dove ora si trova anche quale Patrona principale della città e della Diocesi di Ascoli Piceno, com’è stata proclamata nel 1961 da papa Giovanni XXIII.

La chiesa di S. Caterina era anche sede di un’omonima Confraternita, più anticamente denominata dei Battilana, perché composta da addetti ad una delle fasi della lavorazione della lana. Secondo le descrizioni dell’Orsini e del Ciannavei, la chiesa aveva due ingressi: quello principale sul Corso, l’altro, laterale, che dava sulla Piazza S. Agostino. Il soffitto era stato dipinto dal modenese Giovanni Scorticati, con scorci di colonne ma con scarso effetto prospettico. Lo aveva completato il nostro Tommaso Nardini con un’immagine di S. Caterina che viene presentata dalla Madonna alla Santa Trinità. Gli altari erano cinque, in quello maggiore figurava un quadro di S. Caterina con altri Santi, opera dello stesso Nardini. Altro quadro, riproducente S. Giovanni che predica alla plebe, portava la firma di Ludovico Trasi e la data 1668 ed era certamente il migliore fra tutti.

Tratto da “Chiese ascolane perdute” di Giuseppe Marinelli

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