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Lu Scacciafebbrà

Scacciafebbra
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Lu Scacciafebbrà (28 Febbraio)  

Negli ultimi giorni di febbraio comitive di bambini giravano per le case ed, in cambio di qualche dono, si offrivano come protettori dagli animali nocivi; armati di pentole, barattoli e sgragiole (raganelle) correvano nei campi e intonavano filastrocche

“Jesce, febbrare, ché marze vo’ ‘ntrà’!

Fore li crocchie e cresca lu rà!

Surrece, tuope e merelle pozza i’ tutte lla’ li terre de….”1

Il rito apotropaico prevedeva che agli ospiti indesiderati si dovesse indicare il luogo dove trasferirsi e che, questo, spesso coincideva con il campo del confinante. E’ superfluo dire che indicazioni così “precise” fossero spesso causa di litigi.

A San Benedetto l’invito alle bestiole ad andarsene era ancora più perentorio e la filastrocca suonava così:

“Crocchie, crocchie vanne vì,

vanne lendana da lu terrene mì

dematina, lu prime de marze

se te ce trove, te ce ammazze.”2

1 Mario Polia, Tra Sant’Emidio e la Sibilla

2 Secondo Balena, Folkore Piceno

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