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Vivere la morte

Morte
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In passato quando un parente era gravemente malato la donna anziana della famiglia si recava in Chiesa con sette vergini, le quali dovevano percorrere tutto il perimetro sulle ginocchia mentre la signora accendeva delle candele: se quest’ultime avevano la fiamma molto accesa e viva, il malato sarebbe sicuramente guarito.

La morte in ogni caso era considerata una fatalità a cui non ci si poteva sottrarre e, quando perveniva, la preoccupazione si spostava sul garantire al morto la possibilità di tornare nel mondo dei vivi per vendicarsi di tutti i torti subiti; a tal fine durante la veglia in casa si coprivano tutti gli specchi perché avrebbero potuto catturare l’anima del morto per sempre.

Le vedove dovevano per rispetto osservare il lutto per tutto il resto della vita mentre gli uomini, a seguito della morte della moglie, dovevano indossare solo per un anno un bottone a spilla rivestito di nero sul petto e poi risposarsi; al funerale si poteva partecipare solo sotto invito della famiglia colpita dalla disgrazia e, prima della funzione, si offrivano agli invitati delle ciambelle secche all’anice e del vino rosso perché bisognava “mangiare sul morto”.

Una credenza tutt’ora molto diffusa riguarda la trasformazione delle anime dei morti in farfalle o falene che vanno a visitare i propri cari appoggiandosi sulle loro spalle ed è per questo che è assolutamente vietato scacciarle lontano o fuori casa.

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